venerdì 14 gennaio 2011

ROMA. TORRICELLI: ALEMANNO SI NASCONDE

“Non e’ con operazioni di basso profilo, come quella appena chiusa sulla Giunta capitolina, che Alemanno può nascondere il fallimento del suo Governo.” A dichiararlo in una nota è Giancarlo Torricelli, coordinatore di Sinistra Ecologia Libertà di Roma.
“I tanti problemi di Roma non possono più sopportare quel malcelato impasse che tiene bloccato il Comune: un equilibrismo che anche in questo caso ha condotto ad una farsa, l'ennesima di questo Sindaco. La giunta presentata da Alemanno è palesemente inadeguata al compito di rilanciare Roma, perchè frutto esclusivamente di scontri e beghe interne ai partiti. Il peggioramento delle condizioni della città e dei suoi problemi storici è sotto gli occhi di tutti.
Sinistra Ecologia e Libertà è impegnata nella costruzione dell'alternativa del centro sinistra e presto metteremo in piedi azioni dimostrative insieme ai cittadini per presentare al Sindaco il disagio di cui soffre la città.”

Giancarlo Torricelli
Coordinatore Sinistra Ecologia Libertà
Area Metropolitana di Roma

mercoledì 12 gennaio 2011

Comunicato stampa di Gemma Azuni, consigliera comunale di SEL

La scelta di Alemanno di azzerare la Giunta e i consiglieri delegati è una ammissione di fallimento di questi anni di gestione della città. La situazione già era evidente da tempo, la mancanza di una regia unica tra gli assessori e il profondo contrasto tra le correnti ha paralizzato il Consiglio per mesi.
L’attribuzione di deleghe, conferite non in base alle competenze ma ad elargizioni per accontentare ora una ora l’altra corrente, ha appagato logiche di “basso” interesse che sono sotto gli occhi di tutti.
La vicenda delle assunzioni facili nelle aziende capitoline è uno dei capitoli più vergognosi che ha messo a nudo il re e tutta la sua corte.
Roma è una città mal governata senza una politica di sviluppo, attanagliata dal traffico; una città ferma, sporca, con le principali aziende a partecipazione pubblica gravate da bilanci in rosso e assunzioni clientelari. Fino ad ora il governo Alemanno si è nascosto dietro la foglia di fico del debito ereditato dalla Giunta precedente. Questa è la realtà delle parole, quella dei fatti vuole invece che Alemanno e i suoi uomini non si sono dimostrati all’altezza del mandato conferito loro dai cittadini. I romani sono stati manipolati e poi traditi. Roma Capitale non merita e non può permettersi questo.

ROMA. TORRICELLI: PROSPETTIVA PER ROMA E’ DEL CENTRO-SINISTRA

“E’ il momento per il centro-sinistra di stringere sulla costruzione dell’alternativa per Roma e sviluppare un modello di governo vincente che sappia far leva sulla partecipazione, sullo sviluppo sostenibile, sull’innovazione e su un idea di città che guardi al futuro con progettualità. In questo senso le parole di Zingaretti sull’opportunità di nuovi spazi per il centro-sinistra per costruire l’alternativa sono apprezzabili ed estremamente realistiche.” A dichiararlo in una nota è Giancarlo Torricelli, coordinatore di Sinistra Ecologia Libertà di Roma, commentando quanto detto dal Presidente della Provincia ieri ad una trasmissione radiofonica.
“La crisi della giunta Alemanno e l’azzeramento della squadra di governo rappresentano l’epilogo di due anni e mezzo di promesse non mantenute, di spot e di poca politica per la città. In evidenza c’è tutta l’inadeguatezza di un Sindaco e della sua maggioranza che tenta di restare in piedi attraverso un operazione d’equilibrismo dannosa per i cittadini. Il legame di Alemanno con la sfera del governo nazionale, le sue aspirazioni personali e gli scandali derivati dalla compagine dei suoi amici di partito e di maggioranza sono solo gli aspetti più evidenti di una amministrazione che sta di fatto paralizzando Roma e il suo governo. Un peggioramento per la città che è sotto gli occhi di tutti.
Il centrosinistra ha di fronte l’occasione reale di ricostruire una prospettiva per Roma su cui i cittadini esprimeranno il loro giudizio. E’ chiaro che la città non può restare in questo impasse per altri due anni e mezzo, rischiando di precipitare in emergenze di varia natura.”

Giancarlo Torricelli
Coordinatore Sinistra Ecologia Libertà
Area Metropolitana di Roma

lunedì 10 gennaio 2011

CTO. TORRICELLI (SEL): CHIUSURA ATTO GRAVE. ALEMANNO DIFENDA I ROMANI

“Il Piano di rientro della Polverini si concretizza con un primo atto incredibile: la chiusura di un pronto soccorso come quello del CTO di Roma, che serve ben 140.000 persone. Quella di oggi è stata una conferenza stampa per provare a tenere alta l'attenzione su una decisione ingiusta e penalizzante per i cittadini. Una decisione che la presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, ha voluto prendere senza confronto con i cittadini, con le Istituzioni di prossimità come il municipio XI e che avviene nel silenzio più totale di Gianni Alemanno.
Proprio al Sindaco di Roma chiediamo di tutelare i diritti dei suoi cittadini, difendendo uno dei presidi medici storici della capitale.” A dichiararlo in una nota Giancarlo Torricelli, Coordinatore di Sinistra Ecologia Libertà di Area Metropolitana Roma.
“Questo è un centro d'eccellenza – prosegue Torricelli- che non merita di essere smantellato, piuttosto meriterebbe di essere rilanciato e valorizzato. E' evidente che di fronte a scelte così impopolari, ma soprattutto così antieconomiche, visto il bacino di utenza coinvolto, c'è un disegno preciso che mira a smantellare il sistema sanitario pubblico, a favore di ospedali privati.
Non staremo certo a guardare. Con le persone, i sindacati e le forze politiche del territorio metteremo in campo tutte le iniziative utili a scongiurare che il Piano Polverini giunga a minare il diritto alla salute dei cittadini del Lazio. Il primo appuntamento è fissato per venerdì prossimo quando il Consiglio del municipio XI si riunirà in forma straordinaria davanti alla Regione Lazio.”

Giancarlo Torricelli
Coordinatore Sel Area Metropolitana di Roma

domenica 9 gennaio 2011

PARTECIPAZIONE DI SEL AL PRESIDIO A DIFESA DEL CTO

Cari/e Compagni/e,

domattina lunedì 10 gennaio alle ore 11,30 all'ingresso del CTO (Via San Nemesio - Garbatella) si terrà la conferenza stampa ed il presidio indetti dal Presidente dell'11° Municipio Andrea Catarci per protestare contro la chiusura del pronto soccorso e di altri servizi essenziali dell'Ospedale, imposta dal Piano di riordino della Presidente della Regione Lazio Renata Polverini.
SEL sarà presente, insieme alle altre forze politiche e sociali, per sostenere la mobilitazione contro la volontà del centrodestra di espropriare il CTO dal suo ruolo di presidio territoriale, senza che sia stato messo in campo un confronto con l'ente locale e la cittadinanza.
Invito tutti i compagni e le compagne che possano partecipare al presidio a portare con sé la bandiera di SEL.

Un caro saluto

Giancarlo Torricelli
Coordinatore SEL Area Metropolitana di Roma

Il punto del coordinatore sulla FIAT e sulle vicende del nostro Municipio 17

Ciao e auguri di un buon 2011 a tutti!

Gli auspici con i quali si è aperto il nuovo anno non sono certo i migliori! La data del 22 dicembre 2010 rimarrà come una delle più sciagurate per il nostro paese: durante quella giornata è stata infatti approvata la riforma dell’Università ideata da Mary Star Gelmini e Marchionne ha di fatto eliminato il maggior sindacato dei metalmeccanici (FIOM) dalle contrattazioni nello stabilimento FIAT di Mirafiori, minando di fatto i presupposti democratici sui quali dal dopoguerra ad oggi si sono basati i rapporti tra operai e imprenditori.
Siamo convinti che attorno alla questione che si è aperta in casa FIAT si giochi una partita che non si ferma all’interno dei cancelli di Mirafiori, ma che investe pesantemente non solo tutto il mondo del lavoro, ma anche il livello di democrazia del nostro paese.

Ritorneremo presto su questa vicenda. Intanto segnaliamo come il mondo politico e intellettuale si sta organizzando per supportare la lotta dei metalmeccanici e lo sciopero del 28 gennaio. Ricordiamo l’appello proposto da Camilleri, Flores d'Arcais e Hack "Sì ai diritti, No ai ricatti", e la nascita dell’associazione “Lavoro e Libertà”, promossa da Gallino, Rodotà, Bertinotti, Cofferati ed altri, della quale alleghiamo il testo e consigliamo la lettura.

Nel nostro piccolo, nel 17 municipio, non siamo rimasti con le mani in mano nel contribuire ad intaccare la credibilità del centrosinistra. Il 23 dicembre la presidente del nostro municipio, Antonella De Giusti, eletta nelle file del centro sinistra nel 2006 e nel 2008, ha deciso di passare all’API, la formazione di Rutelli che, assieme a Fini e a Casini, sta creando l’ormai mitico “terzo polo”, la terra promessa di tutti i veri riformisti. I mal di pancia della nostra presidente all’interno del PD erano da tempo noti. Annunci, interviste, smentite. Poi, finalmente, l’annuncio definitivo: la De Giusti, assieme al senatore Milana, ed a un drappello di consiglieri regionali, provinciali e comunali sono passati all’API. La colpa di questa ulteriore trasmigrazione politica è del PD, reo, a loro dire, di avere una “politica troppo di sinistra” (dichiarazione di Milana).
Ricordiamo che la giunta che governa il municipio è un monocolore PD e che i nostri consiglieri di SEL, prima Rocco Zizza e adesso Anna Vincenzoni, si sono trovati a far parte di una maggioranza, composta per due terzi dal PD, che non ha certo brillato per compattezza e per capacità propositiva. La situazione nel municipio si è quindi complicata ulteriormente. Noi di SEL abbiamo chiesto al più presto un incontro di tutte le forze della maggioranza (attuale) per cercare di risolvere questa fase assai intricata del consiglio municipale. Ovviamente vi terremo informati sullo sviluppo della situazione.

Mauro Coldagelli
Coordinatore di SEL Roma 17

Nasce l’associazione “Lavoro e Libertà”, promossa da Gallino, Rodotà, Bertinotti, Cofferati ed altri

Abbiamo deciso di costituire un’associazione, «Lavoro e libertà», perché accomunati da una comune civile indignazione. La prima ragione della nostra indignazione nasce dall’assenza, nella lotta politica italiana, di un interesse sui diritti democratici dei lavoratori e delle lavoratrici. Così come nei meccanismi elettorali i cittadini sono stati privati del diritto di scegliere chi eleggere, allo stesso modo ma assai più gravemente ancora un lavoratore e una lavoratrice non hanno il diritto di decidere, con il proprio voto su opzioni diverse, di accordi sindacali che decidono del loro reddito, delle loro condizioni di lavoro e dei loro diritti nel luogo di lavoro.
Pensiamo ad accordi che non mettano in discussione diritti indisponibili. Parliamo, nel caso degli accordi sindacali, di un diritto individuale esercitato in forme collettive. Un diritto della persona che lavora che non può essere sostituito dalle dinamiche dentro e tra le organizzazioni sindacali e datoriali, pur necessarie e indispensabili. Di tutto ciò c’è una flebile traccia nella discussione politica; noi riteniamo che questa debba essere una delle discriminanti che strutturano le scelte di campo nell’impegno politico e civile.
La crescente importanza nella vita di ogni cittadino delle scelte operate nel campo economico dovrebbe portare a un rafforzamento dei meccanismi di controllo pubblico e di bilanciamento del potere economico; senza tali meccanismi, infatti, è più elevata la probabilità, come stiamo sperimentando, di patire pesanti conseguenze individuali e collettive. La seconda ragione della nostra indignazione, quindi, è lo sforzo continuo di larga parte della politica italiana di ridimensionare la piena libertà di esercizio del conflitto sociale. Le società democratiche considerano il conflitto sociale, sia quello tra capitale e lavoro sia i movimenti della società civile su questioni riguardanti i beni comuni e il pubblico interesse, come l’essenza stessa del loro carattere democratico.
Solo attraverso un pieno dispiegarsi, nell’ambito dei diritti costituzionali, di tali conflitti si controbilanciano i potentati economici, si alimenta la discussione pubblica, si controlla l’esercizio del potere politico. Non vi può essere, in una società democratica, un interesse di parte, quello delle imprese, superiore a ogni altro interesse e a ogni altra ragione: i diritti, quindi, sia quelli individuali sia quelli collettivi, non possono essere subordinati all’interesse della singola impresa o del sistema delle imprese o ai superiori interessi dello Stato.
La presunta superiore razionalità delle scelte puramente economiche e delle tecniche manageriali è evaporata nella grande crisi. L’idea, cara al governo, assieme a Confindustria e Fiat, di una società basata sulla sostituzione del conflitto sociale con l’attribuzione a un sistema corporativo di bilanciamenti tra le organizzazioni sindacali e imprenditoriali, sotto l’egida governativa, del potere di prendere, solo in forme consensuali, ogni decisione rilevante sui temi del lavoro, comprese le attuali prestazioni dello stato sociale, è di per sé un incubo autoritario. Siamo stupefatti, ancor prima che indignati, dal fatto che su tali scenari, concretizzatisi in decisioni concrete già prese o in corso di realizzazione attraverso leggi e accordi sindacali, non si eserciti, con rilevanti eccezioni quali la manifestazione del 16 ottobre, una assunzione di responsabilità che coinvolga il numero più alto possibile di forze sociali, politiche e culturali per combattere, fermare e rovesciare questa deriva autoritaria. Ci indigna infine la continua riduzione del lavoro, in tutte le sue forme, a una condizione che ne nega la possibilità di espressione e di realizzazione di sé.
La precarizzazione, l’individualizzazione del rapporto di lavoro, l’aziendalizzazione della regolazione sociale del lavoro in una nazione in cui la stragrande maggioranza lavora in imprese con meno di dieci dipendenti, lo smantellamento della legislazione di tutela dell’ambiente di lavoro, la crescente difficoltà, a seguito del cosiddetto “collegato lavoro” approvato dalle camere, a potere adire la giustizia ordinaria da parte del lavoratore sono i tasselli materiali di questo processo di spoliazione della dignità di chi lavora.
Da ultimo si vuole sostituire allo Statuto dei diritti dei lavoratori uno statuto dei lavori; la trasformazione linguistica è di per sé auto esplicativa e a essa corrisponde il contenuto. Il passaggio dai portatori di diritti, i lavoratori che possono esigerli, ai luoghi, i lavori, delinea un processo di astrazione/alienazione dove viene meno l’affettività dei diritti stessi. Come è possibile che di fronte alla distruzione sistematica di un secolo di conquiste di civiltà sui temi del lavoro non vi sia una risposta all’altezza della sfida? Bisogna ridare centralità politica al lavoro. Riportare il lavoro, il mondo del lavoro, al centro dell’agenda politica: nell’azione di governo, nei programmi dei partiti, nella battaglia delle idee. Questa è oggi la via maestra per la rigenerazione della politica stessa e per un progetto di liberazione della vita pubblica dalle derive, dalla decadenza, dalla volgarizzazione e dall’autoreferenzialità che attualmente gravemente la segnano. La dignità della persona che lavora diventi la stella polare di orientamento per ogni decisione individuale e collettiva.
Per queste ragioni abbiamo deciso di costituire un’associazione che si propone di suscitare nella società, nella politica, nella cultura, una riflessione e un’azione adeguata con l’intento di sostenere tutte le forze che sappiano muoversi con coerenza su questo terreno.