|
sabato 14 maggio 2011
Oltre il PIL, un’altra economia
martedì 10 maggio 2011
|
Approvato il Bilancio del Municipio XVII grazie al lavoro svolto da SEL
Lo scorso venerdì nell’Aula consiliare del XVII municipio era in programma il voto del bilancio municipale: è stata una grande giornata nella quale il nostro gruppo ha fatto la differenza.
Piccola premessa: come è ovvio, spesso ci sono delle mediazioni con la destra ma, spessissimo, siamo sotto schiaffo di questi per nostra incapacità o per le nostre assenze in aula.
Uno strumento che usiamo (o usano?), è triste dirlo, ma è quello di convocare commissioni e consigli che garantiscano ad alcuni di loro di non andare mai al lavoro.
E’ un argomento sul quale l'opposizione è molto, molto, molto sensibile.
Giovedì, se i consiglieri dell'opposizione presenti in municipio fossero entrati in aula non sarebbe caduto il numero legale.
Venerdì mattina, all'inizio della seduta di bilancio, abbiamo iniziato con la linea dura: ho "sconvocato" la commissione di lunedì alle nove e, di comune accordo con il resto della
maggioranza, si è deciso di non fare consiglio martedì.
A quel punto, sono arrivati i 400 emendamenti che l'opposizione ci aveva anticipato.
Mentre il povero Barbera presiedeva il consiglio senza possibilità di essere sostituito per assenza di vicepresidenti (non è mai andato al bagno dalle 10 alle 21, non ha nè mangiato nè bevuto per 11 ore!), ho iniziato un'opera di mediazione con gli esponenti d’opposizione provenienti da An, perfettamente riuscita sotto vari profili non da ultimo quello di creare grandi tensioni all'interno dell'opposizione contro il capogruppo (proveniente da Forza Italia).
Quest'ultimo non è stato in grado di gestire la situazione: con i suoi soliti metodi arroganti, ha iniziato a fare ricatti (a me per prima) che hanno avuto quale unico effetto di compattare la maggioranza.
La cosa incredibile è che il capogruppo dell’opposizione non cercava una mediazione sul bilancio, chiedendo rimodulazioni dei fondi, bensì la garanzia delle convocazioni, la mia di lunedì per prima.
Una volta tanto, non abbiamo ceduto e alle 15.30 sono iniziate le votazioni dei 400 emendamenti (tutti per appello nominale come da richiesta dell'opposizione) con un ritmo di trenta l'ora.
Nel frattempo, l'opposizione si sgretolava...
Alle 18.00, la destra chiede una riunione dei capigruppo per mediare: vista la netta opposizione a qualsiasi forma di dialogo mia e dell'udc, non viene trovato nessun accordo.
Alle 20.00, l'opposizione ritira tutti gli emendamenti rimasti.
Alle 21 è finito il consiglio, con grande soddisfazione della maggioranza che, una volta tanto, è riuscita a dimostrare la propria presenza e la propria forza.
Siamo usciti tutti felici e soddisfatti e molto uniti.
A costo di apparire immodesta, oggi Sel ha fatto la differenza,
capitanando la maggioranza (abbiamo ricevuto i complimenti dell'intera giunta), spaccando l'opposizione, tenendo testa a al centro destra con toni e parole non sempre da signora ma centrando la mira.
Ora, dobbiamo sperare che la linea dura che abbiamo iniziato ad adottare abbia un seguito da parte del resto della maggioranza e non rimanga un episodio isolaqto.
A suggello di questa storia vi devo rendere edotti che si vocifera di una denuncia da parte della destra verso di me per non aver convocato la commissione di oggi… qualsiasi commento per qualificare i nostri avversari appare veramente superfluo!
A presto.
Anna Vincenzoni
Consigliera di SEL del XVII Municipio di Roma
giovedì 5 maggio 2011
Sciopero generale e altre iniziative
|
martedì 3 maggio 2011
|
domenica 1 maggio 2011
Auguri di buon 1 maggio!
Oggi festeggiamo la festa dei lavoratori in un clima politico e sociale pesante. L'Italia non riesce ad uscire dalla crisi economica che ormai la investe da molti anni. Ogni giorno aziende chiudono i battenti mandando a casa i lavoratori. Avere un lavoro ben retribuito e stabile è un privilegio che sempre meno lavoratori possono vantare, mentre le file dei disoccupati e dei precari si ingrossano. I consumi delle famiglie sono ridotti al minimo, molte famiglie si indebitano per mantenere uno stile di vita dignitoso e cresce il numero dei mendicanti.
Di fronte a questo spettacolo desolante il governo italiano non reagisce minimamente, rimane indifferente, come se non fosse compito suo portare l'Italia fuori dalla crisi. Il governo preso dai problemi giudiziari del premier sfrutta ogni situazione, dalla beatificazione del papa alla guerra in Libia, per distogliere lo sguardo degli italiani dal fallimento delle strategie di politica economica portate avanti sinora.
Il governo, non contento degli insuccessi, insiste con le politiche liberiste e di macelleria sociale. Continuano i tagli alla ricerca, alla scuola e al welfare. Piuttosto che ripensare la legge 30 che ha dato vita alla giungla dei contratti precari, appoggia lo sfruttamento dei lavoratori attuato dalla Fiat.
La linea del governo è molto chiara: ridurre il costo del lavoro al minimo e le tasse sulle imprese per rendere i prodotti più competitivi sui mercati internazionali e rilanciare le esportazioni.
Il fallimento di questa strategia è evidente e sotto gli occhi di tutti quelli che vogliono vedere.
Per diminuire le tasse a livello nazionale sono stati tagliati i fondi per il welfare, lo sviluppo e i trasferimenti agli enti locali. Questi, per sopperire alle risorse e ai servizi che il governo ha eliminato, hanno aumentato le tasse, annullando così ogni effetto della detassazione a livello nazionale.
Sul versante del costo del lavoro, benché l'indubbio successo di aver portato i lavoratori sulla soglia di povertà, tale risultato non è stato sufficiente a rendere i nostri prodotti più competitivi sul mercato internazionale.
Inoltre la riduzione del reddito dei lavoratori ha comportato un crollo dei consumi. La stessa natura dei consumi è andata cambiando. Se prima le famiglie erano disposte a comprare prodotti italiani di qualità, ora non se lo possono più permettere e si orientano verso prodotti scadenti ma poco costosi provenienti dai paesi cosiddetti emergenti.
Per non parlare poi delle conseguenze negative dei tagli alla cultura, alla formazione e alla ricerca, sulla produttività del lavoro e sulla qualità dei prodotti, ai quali la detassazione dei premi potrà difficilmente sopperire.
L'Italia avrebbe bisogno di politiche economiche basate sullo sviluppo sostenibile e su un nuovo ruolo da protagonista del governo. Un governo che smetta di fingere di essere neutrale nelle relazioni sindacali mentre parteggia per i datori di lavoro. Un governo che ridia dignità al lavoro ed aiuti a rilanciare i consumi interni delle famiglie tramite politiche redistributive, mettendo fine al paradosso di manager superpagati e lavoratori ridotti alla fame. Una nuova politica economica che destini le poche risorse disponibili verso la cultura, la formazione e la ricerca per aumentare la produttività e dare vita alla società della conoscenza.
Tuttavia attuare una politica keynesiana non sarebbe più sufficiente perché un modello di sviluppo basato sulla produzione indifferenziata di beni di consumo non potrebbe reggere al progressivo esaurimento delle risorse del nostro pianeta. Pertanto il governo dovrebbe orientare la produzione ed i consumi verso prodotti che rispettino l'ambiente tramite un sistema di incentivi e disincentivi e la creazione di un ciclo dei rifiuti che porti ad un loro totale riciclo.
In conclusione un modello di sviluppo alternativo a quello attuato dall'attuale governo esiste, bisogna solo avere la volontà di metterlo in pratica.
Luca
mercoledì 27 aprile 2011
|
Iscriviti a:
Post (Atom)